Ficool

Exonimia - Il mondo fuori dalla città

pinkishjellyfish
14
chs / week
The average realized release rate over the past 30 days is 14 chs / week.
--
NOT RATINGS
224
Views
Synopsis
La vita di quattro ragazzi cambia completamente quando scoprono che il loro mondo è più grande di quanto pensassero. Co-autore: Madotea
VIEW MORE

Chapter 1 - “Alba grigia”

Una leggera pennellata d'oro accarezzava i grigi edifici del comune di Ceremo.

L'aria fresca e frizzante della prima mattina accompagnava i quattro ragazzi nella loro passeggiata mentre i primi raggi di sole li tenevano sospesi in una realtà ancora vuota, un mondo fluttuante scandito solo dall'infinito ripetersi di palazzine tutte uguali.

Lo svolazzare di uno stormo di piccioni, il gracchiare di un corvo - per chi sapeva ascoltare, quel posto non era certo morto. 

Di lì a poco quella strada si sarebbe riempita di persone, ma per ora c'erano solo loro.

Camminavano a passo svelto, abituati al freddo che scivolava nei loro cappotti e al cinguettare degli uccellini che si sentiva ogni tanto a quell'ora del mattino.

Conoscevano bene le strade di Ceremo, sapevano dove andare. 

Fu all'ennesima curva che si fermarono per un attimo: alla loro destra i palazzi lasciavano finalmente spazio all'orizzonte, alle lontane colline da cui il sorgere del sole macchiava di arancione il freddo biancastro di quella giornata.

L'alba e il tramonto, certe volte, sono piuttosto simili.

Rimasero lì per qualche secondo, in un venerdì di settembre.

Poi ricominciarono a camminare.

«Sarà già aperto?» chiese Luca. Era ancora girato verso il sole, e i caldi raggi illuminavano il viso paffuto e gli occhi nocciola sotto i disordinati capelli bruni. 

«L'anno scorso siamo venuti a quest'ora. È l'ideale, ci siamo solo noi e i venditori.» rispose Nicola.

Ci misero pochi minuti a raggiungere la fiera che, come previsto, custodiva lo stesso silenzio del resto della città.

In ognuna delle tante piccole bancarelle c'era almeno un venditore, e tutti sistemavano con cura pacchi di pasta, bigiotteria, vecchi attrezzi…

I ragazzi iniziarono subito a guardarsi attorno, erano quasi gli unici clienti.

Luca si lanciò verso il gazebo di un vecchio bibliotecario e iniziò a sfogliare qualche volumetto polveroso. 

Nel giro di qualche minuto spese tutti i pochi soldi che si era portato. Posò i libri nello zaino, poi si voltò verso i suoi amici.

Andrea si stava guardando attorno incuriosito. I suoi occhi, neri come i capelli ricci, volavano da una bancarella all'altra senza mai posarsi su nulla. Era alto, più di Luca.

Davide, un ragazzo robusto dal volto squadrato e dai capelli corti e chiari, aveva comprato un quaderno.

«Studente modello? Penso che oggi non ci andremo proprio a scuola.» gli disse Nicola con un sorriso, prima di tornare a frugare tra gli articoli di antiquariato che aveva adocchiato.

Portava degli occhiali neri e squadrati, dei capelli biondi e lisci con la riga in mezzo. I suoi occhi erano scuri, e il viso ossuto.

L'aspetto di quei ragazzi era perfettamente comune, al limite del generico. Se qualcuno li avesse visti, in quel momento, avrebbe potuto tranquillamente pensare che saltare la scuola quella mattina fosse stato l'atto più inordinario della loro ancora breve vita.

Mentre osservava i suoi amici, Luca non fece caso al momento in cui l'arancione dell'alba sbiadì lasciandosi dietro un cielo azzurro e limpido.

«Che ne dite di andare al garage, più tardi?» chiese il ragazzo.

«Sì,» sorrise Andrea «Dovremmo proprio dargli una spolverata.»

Tutti annuirono, poi ognuno tornò alla bancarella che meglio aveva saputo rapirlo.

Tra la tanta bigiotteria e qualche vecchio orologio, l'attenzione di Nicola finì su una grossa spilla metallica su cui era inciso uno strano simbolo: una mezza luna sfiorava quello che sembrava essere un occhio perfettamente circolare.

Era sporca e malridotta, e aveva ancora un po' di tessuto nero impigliato nella fibia. 

La prese in mano per sentirne il peso e la fissò per un bel po', assorto nei suoi pensieri. Dov'è che aveva già visto una spilla come quella? Gli ricordava qualcosa… No, gli ricordava qualcuno.

«Quanto vuole per la spilla?» chiese un uomo alto dai folti baffi e dal viso ossuto. Girava in giacca e cravatta, quell'uomo, e il grigio del suo completo era poco più scuro dei capelli brizzolati. Sull'occhio destro, un piccolo monocolo dalla lente scura si legava con una catenina a un piccolo orecchino.

«Guardi che c'è prima il ragazzino.» rispose il venditore, un vecchietto panciuto con una paglietta in testa.

«Giovanotto, dammi un pezzo da cinque ed è tua. Prendere o lasciare, se non ti interessa lasciala al signore.»

Nicola accettò subito l'offerta e corse dagli altri tre.

«Guardate un po' qua! Andiamoci subito al garage, devo pulire questo coso.»

«Che roba è?» fece Luca confuso.

«Una spilla, no? Scommetto che ho fatto un affarone.» si avvicinò ai suoi amici abbassando la voce «Il tizio che voleva comprarla al posto mio mi sta ancora fissando!»

«Quindi abbiamo già rinunciato alla scuola?» chiese Davide.

Andrea sorrise, stava già andando verso l'uscita: «Così sembra.»

Il gruppo si incamminò per le strade di Ceremo, che finalmente si stavano iniziando a riempire di persone, e in poco più di mezz'ora raggiunse il vecchio garage.

Nicola si abbassò, spostò lo zerbino per prendere le chiavi e aprì la porticina di metallo. 

Più che un garage, si trattava di un piccolo box auto: era infatti una piccola stanza che avrebbe potuto ospitare una o due macchine, ma che i ragazzi avevano sempre usato come luogo di ritrovo. Stretta ma confortevole, soddisfava fieramente tutti i bisogni dei quattro: c'era un tavolo circondato da quattro poltrone, una cassettiera e qualche quadro, tutti comprati al mercato dell'usato nel corso degli anni. 

Nicola aprì subito un cassetto per prendere un panno e una boccetta d'alcol, poi si poggiò a terra e iniziò a togliere ansiosamente tutti gli strati di sporcizia dalla spilla.

«Guarda che nessuno ti corre dietro.» sorrise Davide.

«Sì, lo sapevo!» sorrise a metà dell'opera, come se si fosse trovato tra le mani un vecchio ricordo «Questa spilla l'ho già vista addosso a mio nonno. O almeno una estremamente simile.»

Andrea si avvicinò per osservarla, incuriosito.

Senza distogliere lo sguardo dal libro che stava leggendo, Luca commentò con un sorriso: «Adesso sei proprio come lui.» 

Dal tono dell'amico, Nicola non sapeva se sentirsi onorato o preso in giro - fu l'emozione a farlo pendere verso la prima ipotesi mentre il suo viso si specchiava leggermente sul metallo della spilla. 

«Sembra quasi argen-» provò a dire Andrea, interrotto da un freddo e deciso bussare amplificato dalla porta di ferro.

Dopo qualche secondo di silenzio, Davide si avvicinò alla porta con un sorriso: «Chi è?»

«Buonasera.» si presentò una voce pacata e profonda da dietro la porta «Siamo l'associazione archeologica di Ceremo. Sappiamo che siete entrati in possesso di una spilla antica, un artefatto di non poco valore e pregio artistico che merita di essere esposto in un museo.»

«Hai capito al nonno!» commentò Luca, che stava ancora leggendo. Questa volta non c'erano dubbi sul suo sarcasmo.

Nicola si alzò in piedi e fece cenno a Davide di venire verso di lui.

«Potreste darci un attimo?» chiese Davide allo sconosciuto.

«Ma certamente.» rispose lui.

«Non può essere tanto antica.» sussurrò Nicola al suo amico mentre stringeva la spilla irritato «Si pulisce troppo bene, avrà giusto qualche decennio. Sarà il tizio del mercato che vuole guadagnarci, mandalo via.»

Davide tornò alla porta: 

«Guardi, mi dispiace ma preferiamo tenerlo. Buona giornata.»

Dopo qualche secondo di silenzio, ecco di nuovo quella voce, che adesso sembrava seccata:

«Vi preghiamo di ripensarci. Inutile dire che ricevereste una degna ricompensa per il vostro contributo al museo.»

Davide si girò verso Nicola, ma quello scosse la testa.

«La ringrazio ma no, non siamo interessati a denaro o ad altre ricompense.»

Ci fu silenzio come risposta.

Poi la porta fu rapidamente scardinata dalla poderosa spalla di un uomo. Portava una camicia verde sotto la giacca e la cravatta nera, e la testa pelata rendeva ancora più minaccioso il volto spigoloso e lo sguardo freddo. Dietro di lui, l'uomo del mercato lo stava seguendo. 

«La spilla.» disse secco quest'ultimo. 

Davide si tolse la porta di dosso e arretrò, avvicinandosi agli altri tre che erano rimasti paralizzati. «Allora?» incalzò l'ospite indesiderato.

«Vale così tanto questa spilla? Che cosa volete da noi?!» 

disse Nicola alzando la voce.

«Vale più di quanto immagini, per chi sa di cosa si tratta. E questi non siete voi. Siete troppo grandi per fare capricci di questo tipo.» rispose nervoso l'uomo in grigio. Sembrava un gigante sotto il soffitto basso del garage.

L'uomo iniziò ad avvicinarsi lentamente verso Nicola, da un lato all'altro dello stanzino. 

«Datemela e non vi sarà arrecato alcun danno.»

«Ne avete già arrecato uno, la porta.» disse Luca chiudendo il libro e alzandosi dalla poltrona. 

«Ve la risarcirò con gli interessi in cambio della spilla.»

«Non la vendiamo.» rispose freddamente Luca fermandosi davanti all'uomo, che infilò una mano in tasca.

Si guardarono negli occhi per qualche secondo.

Un gigante. 

Con gli occhi puntati verso l'alto e una goccia di sudore che gli passò sulla fronte, Luca non fece in tempo a fare un passo indietro che l'uomo in nero gli venne addosso con un pugno nello stomaco che lo fece ripiegare su sé stesso asfissiato: «Non perderei troppo tempo, capitano Crissanti.» disse freddo.

L'uomo in grigio rimase in silenzio.

Luca strisciò a fatica fino alla parete, poi alzò lo sguardo verso Nicola. Aveva aperto di nuovo la cassettiera, ci aveva lanciato dentro la spilla e ora stava cercando qualcosa freneticamente. Luca sgranò gli occhi mentre lo fissava: se aveva capito cosa, il suo amico doveva essere impazzito.

Un attimo dopo, il boato di uno sparo risuonò nelle pareti di latta del garage.

Tutti guardarono il buco che si era fatto sul soffitto, tutti guardarono Nicola che tremava con un piccolo revolver nero tra le mani.

L'uomo in grigio si avvicinò a Nicola tirando fuori una pistola dalla tasca, poi sbatté il manico contro la mano del ragazzo facendogli volare via l'arma e strappandogli un urlo. Dopodiché si chinò a raccogliere la spilla dal cassetto. 

Tra vecchi fumetti e qualche copia di giornale, il suo sguardo finì poi su un oggetto dorato e luccicante: era un orologio di valore, ben conservato.

«Questo ripagherà il disturbo. Torniamo a Serece, muoversi.» 

Svanirono in un attimo, ma i ragazzi non avrebbero dimenticato l'aspetto di quell'uomo. 

A testa bassa, Andrea e Davide guardavano ancora impietriti i loro amici. Luca si alzò lentamente mentre Nicola si massaggiava la mano.

La calda luce del mattino entrava dal buco dove poco prima c'era una porta. 

«L'orologio…» mormorò Luca tra sé e sé «Si sono presi l'orologio…» 

Camminò lentamente fuori dal garage, ancora un po' affaticato, e vide le due figure muoversi in lontananza. 

Quando si ritrovò Nicola a fianco, il ragazzo aveva di nuovo la pistola. La mano era dolorante, e non sarebbe mai riuscito a farci nulla da così lontano. Tutti e quattro lo sapevano bene.

«Possiamo inseguirli.» balbettò Luca.

«Cosa?» lo squadrò Andrea confuso.

«Quell'orologio… Non vi ricordate da dove viene?»

I tre abbassarono lo sguardo.

«Hanno detto che vanno verso Serece… Non so dove o cosa sia, ma… dobbiamo seguirli.»

Immediatamente, Luca iniziò a correre.

Corse più veloce che poteva, cercando di mantenere sempre una certa distanza dai due uomini senza però perderli mai di vista.

Sentiva i passi dei suoi amici dietro di lui. Lo avevano seguito.

Chiuse gli occhi. 

Il fiato si faceva più corto e le gambe iniziavano a bruciare, ma il suo corpo non si fermava. 

Quei minuti sembrarono un'eternità, eppure passarono in un attimo. 

Arrivati al più estremo confine della periferia, si fermarono nascondendosi dietro un vicoletto. Tutti e quattro avevano il fiatone. Quando si affacciarono, li videro.

I due uomini liberarono dei cavalli che avevano legato davanti al grosso muro di pietra che chiudeva il comune, poi spinsero un grosso container per rivelarvi una spaccatura. 

I ragazzi aggrottarono le sopracciglia mentre osservavano quei due uomini misteriosi portare i cavalli fuori dal comune e richiudere il passaggio tirandosi dietro il container. 

Quegli uomini erano usciti dalla civiltà.

Andrea corse subito verso il container, arrampicandosi a fatica e arrivando ad affacciarsi oltre il muro. Gli altri lo seguirono. Gli uomini, sui loro cavalli, stavano viaggiando in linea retta e si erano già allontanati parecchio dalla città.

«Serece…» si chiese Andrea a bassa voce «È una terra di morti?»