Le ruote giravano, e l'orizzonte era sempre lo stesso.
I fili d'erba si perdevano in una distesa che sembrava infinita. I rari arbusti secchi erano gli unici possibili punti di riferimento tra dossi e colline praticamente indistinguibili.
I ragazzi non parlavano, non avevano motivo per farlo: il cigolio delle loro bici li aveva ipnotizzati e fatti cadere nei loro pensieri, dapprima labirintici ma via via sempre più simili a ciò che avevano davanti - una tela completamente vuota, che aspettava di essere riempita. Un vuoto che metteva una certa ansia ma che sapeva essere rassicurante, a modo suo. Nella steppa, erano davvero soli.
Si fidavano delle loro ruote, che avrebbero continuato a girare. Loro avrebbero continuato a pedalare, e la steppa gli avrebbe dato un segno.
Il sole iniziava a calare e l'erba giallastra a luccicare d'albicocca.
Le ruote giravano, e all'orizzonte apparve qualcosa.
«Luccica!»
Andrea iniziò a pedalare più veloce, e i tre lo seguirono.
Nessuno di loro credeva di avere ancora la forza per pedalare così, dopo tutte quelle ore.
Quando lo raggiunsero, la luce era quasi sparita.
Il riflesso di una pentola, vicino a quel che restava di un falò, era lì davanti a una tenda.
«È un segno che siamo sulla buona strada.»
Andrea scese dalla bici e si poggiò a terra:
«Avevano bisogno di una pausa.»
«Oppure…» Davide parlava timidamente, a testa bassa.
Gli altri tre lo interrogarono con lo sguardo.
«Noi stavamo cercando un accampamento, no? un luogo usato da quei criminali come nascondiglio. Se fosse questa, Serece?»
«Stai scherzando, vero?» sorrise Andrea nervosamente.
«Non è da escludersi…» fece Nicola a bassa voce.
Davide riprese alzando lo sguardo: «Se l'obiettivo di quegli uomini fosse quello di avere un posto lontano da occhi indiscreti, un posto dove passare qualche giorno al sicuro per poi ricomparire inosservati…»
Luca interruppe l'amico con tono serio: «No, non ha alcun senso.»
Si grattava il mento in cerca delle risposte alle sue troppe domande: «Che bisogno ci sarebbe di venire fin qui? Il comune è enorme, ci sono infiniti posti in cui nascondersi. Farsi tutta questa strada per montare una tenda in mezzo al nulla e tornare indietro dopo qualche ora? Folle. Avrebbero usato qualche edificio abbandonato, una cantina… perfino un garage andrebbe bene, nessuno ha mai saputo della pistola di Nicola!»
«Nessuno la stava cercando.» Davide riprese a parlare, stava seguendo un percorso ben preciso nella sua mente:
«Se quei due fossero criminali ricercati, che sanno di avere la polizia alle calcagna, forse sarebbe rischioso muoversi da un punto all'altro della città. Uscire ogni volta dal comune gli permetterebbe di far perdere le loro tracce e ricomparire in un qualsiasi altro punto del confine facendo il giro attorno alle mura.»
«Dei pezzi che si muovono fuori dalla scacchiera…» Nicola era pensieroso.
«E questo» continuò Davide «risponderebbe anche ad altre delle nostre domande. Pensandoci, non c'è alcun motivo per credere che abbiano effettivamente trovato delle rovine. Non sono mai andati alla cieca perchè non stavano cercando nulla: qualsiasi punto gli va bene come accampamento, a patto che sia abbastanza lontano dalla civiltà.»
«No, c'è qualcosa che non va.» alzò la voce Andrea.
Non era nervoso: ad animarlo c'era solo una pura curiosità. La stanchezza sembrava averlo definitivamente abbandonato.
«Se il loro obiettivo fosse semplicemente quello di fare il giro della città,» continuò «Non avrebbe senso venire fin qui. Una volta raggiunte le colline, si è praticamente invisibili a chi è ancora dentro le mura: avrebbero iniziato direttamente da lì a fare il giro, risparmiando tempo e cibo. Devono aver avuto un motivo preciso per spingersi fin qui. Questa è stata una sosta, sì, ma non necessariamente la più lontana dalla città. La teoria delle rovine, quindi, è ancora perfettamente valida.»
«Se ci fosse un modo per sapere in che direzione sono andati…» si lamentò Nicola.
«Ce lo dice la logica.» sbuffò Davide «I criminali hanno fatto passare un po' di tempo, sapendo che noi avremmo potuto chiamare la polizia. Sono venuti in un posto sicuro per riposarsi, poi hanno fatto il giro largo per tornare al loro vero nascondiglio nella città.»
«O forse no.» riprese la parola Luca, quasi fiero della conclusione che stava per dare «Forse stai ragionando ancora come il Davide di un giorno fa, e usando una logica che appartiene a lui. Forse i criminali hanno fatto una pausa nel viaggio verso le rovine di Serece. I cavalli sono più veloci delle bici, ma devono comunque averci messo almeno mezza giornata per arrivare fin qui. Chiunque avrebbe avuto bisogno di fermarsi. A questo punto, non c'è alcun motivo per credere che quei due uomini siano tornati indietro: è probabile, invece, che si siano allontanati così tanto seguendo una strada precisa. Quello che stiamo cercando è ancora davanti a noi.»
«Sì, davanti a noi.» fece sarcastico Davide, non era soddisfatto «È comodo pensare che tutto quello che ci serve sia in un fantomatico luogo lontano da qui, e che basti andare dritti per raggiungerlo. Ma a questo punto, che motivo abbiamo di credere che la direzione sia proprio questa?»
Luca abbassò lo sguardo e strinse i denti.
Davide continuò: «Per quanto abbiamo cercato di mantenere sempre la stessa direzione,» continuò «è evidente che abbiamo sicuramente deviato leggermente qualche volta e che non siamo più perfettamente in linea retta. Abbiamo trovato questo accampamento, ma chi ci dice che la prossima tappa si trova esattamente davanti a noi? Potremmo pedalare per giorni senza trovare nulla, e a quel punto quand'è che sarebbe giusto tornare indietro? Quando lo accetteresti?»
Davide fece una pausa dopo quelle parole, come per dare a Luca il tempo di rifletterci su.
Infine riprese: «A quel punto, poi, considerando le inevitabili deviazioni, potremmo esserci già persi. Abbiamo cibo per altri pochi giorni. A casa sono sicuramente preoccupati, e hanno ragione.»
«Perché ti sei deciso a remarci contro?» si aggiunse Nicola.
«Come scusa?!»
«È la verità.» partì Andrea «Continui a cercare motivi per tornare indietro. Perché ci tieni così tanto?»
«Perché ci tengo così tanto alla mia vita? È questo che mi stai chiedendo?» Davide aggrottò le sopracciglia «Forse per te Ceremo non è importante, ma noi abbiamo lì la nostra vita e i nostri ricordi! È il nostro mondo, e se devo rischiare di perdere tutto per un capriccio preferisco tornarci subito.»
Andrea rispose a bassa voce: «Lo sai che Ceremo è importante anche per me… Non ricordo la mia infanzia ma anch'io sono nato lì, no? Ed è lì che vi ho incontrati…»
Davide abbassò gli occhi e rispose più calmo: «Scusa, lo so. L'amnesia non ha nulla a che fare con tutto questo.»
«Non voglio litigare. Le parole non funzionano…» riprese Luca timidamente «Vorrei che ci fosse un modo per convincerti senza tutti questi problemi.»
«Già,» rispose Davide «il problema è che credi di essere l'unico a pensarla così.»
«Facciamo decidere alla maggioranza.» disse Nicola «Io voglio andare avanti.»
«Anch'io lo vorrei, è solo che-»
«Io voglio andare avanti.» lo interruppe Andrea.
«Io voglio andare avanti. Dobbiamo andare avanti.» disse Luca. I suoi occhi erano speranza.
Davide fece un sospiro.
«Ora dobbiamo fermarci in ogni caso, si sta facendo notte. Accendete quel falò.» disse freddo allontanandosi un po'.
Andrea fece un passo in avanti, ma Nicola lo fermò con un cenno.
«Lascialo da solo per un po'. Inutile stargli addosso.»
Poi si avvicinò al falò. Lo fissò con le sopracciglia un po' aggrottate, si inginocchiò e prese fra le mani due bastoncini.
Li sfregò in più direzioni, prima dove erano scheggiati e poi su quel poco che rimaneva della liscia corteccia tra la fuliggine. Continuò così per un minuto che iniziò nell'entusiasmo e finì nell'imbarazzo, poi si girò verso i due amici che lo stavano guardando: «Qualcuno di voi ha mai acceso un fuoco?»
«Non è esattamente una cosa che mi capita tutti i giorni.» fece Luca con un sorriso accennato.
«E allora mi sa che stanotte dormiremo al buio.»
«E al freddo…»
«Faremmo bene a dormire a turni, non si sa mai quali bestie girano per la steppa.» disse Andrea.
Luca e Nicola si voltarono sorridendo con una smorfia.
«Spero nessuna, cazzo. Certe cose meglio lasciarle nei fumetti.» rispose Nicola, poi entrò nella tenda.
«Se sei così entusiasta, inizia pure.» disse Luca.
Anche lui andò a rannicchiandosi in un angolino della tenda.
Andrea rimase lì, seduto sull'erba secca e ipnotizzato da quel buio davanti a lui che in qualche modo riusciva a diventare sempre più nero.
Ogni tanto aveva l'impressione che la coda dell'occhio gli si intrecciasse a quella di qualche tremenda creatura che gli stava girando attorno, pronta ad assaltarlo da un momento all'altro.
"Impossibile", si diceva ripensando alle risatine dei suoi amici.
Se stava tremando doveva essere per il freddo. E un po' alla volta, quel nero lo inghiottiva.
«Sei ancora lì?» disse a bassa voce, come per scacciarlo.
«E dove altro potrei essere.» rispose Davide, insieme al lieve rumore dell'erba che si muoveva leggermente sotto il suo corpo.
«Si sta facendo tardi, dovremmo entrare nella tenda.»
«Sì.» rispose Davide. Ma rimase immobile.
«Vorresti davvero tornare a Ceremo?» chiese Andrea.
Davide sbuffò. «Come ho detto prima, stiamo seguendo una stra-»
«Mi ricordo quello che hai detto. Ma ricordo anche quello che mi hai detto stamattina.» lo interruppe l'amico «Io ho detto che volevi partire anche tu, e tu hai detto che ti conosco.»
«È facile dirlo con l'emozione del momento. Guarda Luca e Nicola, quei due hanno ancora gli occhi di quando siamo partiti. Ma non durerà per sempre. Te ne stai rendendo conto?»
«E perchè i tuoi occhi si sono spenti così presto?»
Ci fu un attimo di pausa, poi un leggero movimento sull'erba ruppe di nuovo il silenzio.
«Non lo so.» disse Davide abbracciandosi le ginocchia come per nasconderci il capo.
«Io… So che arriverà un momento in cui si spegneranno anche quelli di voi altri.» continuò: «Non voglio che succeda.»
Alzò lo sguardo. «È davvero così strano che me ne preoccupi?»
«No, credo che sia normale.» rispose Andrea con un sorriso rassegnato «Io non mi preoccupo affatto, invece. Questo sì che temo sia strano.»
«Senti un po'» riprese dopo un attimo «Io so che i miei occhi non si spegneranno.»
Sopra di loro, i ragazzi erano abituati alle sette deboli lucine che si vedevano da Ceremo. Quella sera ce n'erano centinaia, troppe per essere contate, e il cielo era disseminato di enormi ammassi luminosi complessi e profondi.
«Il momento di cui parli… Ti prometto che non arriverà.»
Una larga striscia biancastra tagliava in due quel cielo con una luce vaporosa, quella di un'infinità di stelle tutte vicine ma ben distinte.
«Domani pedaleremo ancora, troveremo quelle rovine o quello che sono e torneremo a casa.»
Davide si alzò e, facendo attenzione a non inciampare nel buio, raggiunse Andrea. Alzò lo sguardo verso il cielo, muovendo lentamente la testa a destra e sinistra per vedere come si spostavano le stelle.
«Andiamo a dormire, è tardi.»
I due entrarono nella tenda, rannicchiandosi ai lati opposti.
