Ficool

Prologo (2/2) Dal paradiso all'inferno

Il tempo sembrava fermo. Forse lo era davvero. Non si sa quanto sia potente l'oblio.

All'improvviso il Mietitore sparì.

Zotriv sentì un brivido, come se fosse una foglia che cerca di restare attaccata a un albero nonostante il vento... senza sapere di essere già caduta.

Il Mietitore era alle sue spalle.

Un primo grido spezzò l'aria — e poi lo sentì addosso.

Caldo. Vivo. Sangue.

Non lo vide, ma lo sentì.

Pietrificato. Spaventato. Ma ancora voglioso di vivere.

Si voltò.

Ma vide solo ali spezzate cadere dal cielo.

Una pioggia di cadaveri, lenta, silenziosa e inesorabile.

Spalancò gli occhi dallo stupore e dalla paura.

Ma poi capì che fermare quella tragedia era più importante che rimanerne vittima senza fare nulla.

Il tempo riprese a scorrere normalmente.

Seguì il Mietitore con lo sguardo.

Vide altri guerrieri cercare di colpirlo — fendenti, frecce, grida — ma le loro armi si fermarono a mezz'aria.

Non perché si rifiutassero di colpire la Morte.

Ma perché i loro proprietari avevano appena perso l'anima — letteralmente — E le armi stesse con loro.

Consapevole della sua morte, decise di cadere per Telum e i suoi abitanti.

Si scagliò contro il Mietitore, ma non lo colpì... ne venne colpito. Solo... ignorato.

Incredulo, ci riprovò.

Ma era esattamente come prima. Ogni gesto, ogni suono, ogni sconfitta — identici. Come se il tempo si stesse prendendo gioco di lui. Facendogli vivere la stessa scena.

Ancora. E ancora.

E nel frattempo l'ombra del Mietitore si spostava veloce.

Dietro di essa... solo volti congelati nel terrore.

Bocche spalancate.

Ma nessun suono.

"Perché... perché mi ignora?"

E poi... la rabbia prese il sopravvento.

Decise di dare il tutto per tutto, anche se consapevole che non sarebbe servito a nulla.

Davanti a Zotriv cadde un guerriero con la sua spada.

Sembrava davvero potente, così colse l'attimo per afferrarla e la incendiò col potere del fuoco.

Poi la alzò in aria puntando verso il Mietitore e si comportò come un missile a ricerca.

Quando fu troppo vicino... il Mietitore non poté più ignorarlo.

Così gli diede l'equivalente di una pacca sulla spalla e lo scaraventò al suolo, tra i cadaveri.

Ferito.

Con le ali spezzate, piegate all'indietro, come contorte. Ogni movimento era un vetro che affondava sempre più.

Come se non bastasse, le sue gambe e braccia erano distrutte dall'interno.

E la forza per il volo senza l'uso delle ali — usando l'energia nel corpo — non gli bastava.

Per Zotriv, l'unico cambiamento ottenuto — oltre alle ferite — è una visuale più ampia dello spettacolo più orribile della sua vita.

Anche solo il dolore fisico bastava a rendere la sua vista sfocata.

Non vedeva più bene.

Ma sentiva le urla strazianti e i tonfi dei corpi, che cadevano a terra come oggetti.

Scesero le lacrime dagli occhi. Pensò: "Ma perché io... p-perché io devo essere costretto... a..."

Non riusciva a finire le frasi neanche nei suoi pensieri. Troppo turbati dalla Morte.

"Basta!" Disse "Voglio che la morte mi abbracci! Basta! Che sia una morte indolore o meno... che sia veloce o infinita... BASTA!

A un certo punto non sentì più né urla né tonfi.

Credette di essere morto.

Ma non ancora.

Poi sentì un altro corpo cadere. Ma non era caduto. Aprì gli occhi... e vide il Mietitore avvicinarsi verso di lui.

"E ORA IL DESSERT!!"

Capì... capì che la risposta ai suoi "perché" era il sadismo.

Ora poteva vederlo meglio:

Un sorriso pieno di fame non ancora saziata avvolse il suo teschio.

Indossava un mantello viola, quasi nero e con un cappuccio; lo avvolgeva quasi completamente.

Era ricoperto da bende bianche in ogni parte del corpo, almeno quelle visibili. Erano strette, come se contenessero qualcosa che doveva uscire. Consumate e maleodoranti, come se il corpo fosse putrefatto, lo facevano sembrare ancora più disgustoso... anzi... in realtà lo era più di quanto lo sembrasse.

Poi, con la sua falce, il Mietitore scagliò un'onda di energia oscura... e l'anima di Zotriv lasciò il suo corpo.

Come una sfera di fuoco... ma azzurra e immateriale.

I suoi occhi si spensero una volta per tutte.

Ma quando l'anima viene strappata via... essa si ribella.

E proprio quando il Mietitore stava per gustarsela... sparì!

Dell'anima rimase solo la sensazione di una forza enorme... ma sconosciuta.

Il Mietitore rimase di stucco per un momento.

Poi la rabbia. Ed esplose in un grido d'ira potentissimo che spezzò il terreno.

Buio.

Poi una luce accecante.

Una voce. Un nome.

"Alek!"

Un bambino appena nato stava piangendo. Non per il primo contatto col mondo esterno. Non per dolore fisico. Ma semplicemente perché... sapeva di aver appena perso ogni cosa.

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