Ficool

Prologo (1/2) - Dal volo alla caduta

Zotriv era un Ceno.

I Ceni erano esseri potenti: metà grifone, metà fenice.

Ma in questo mondo, le fenici non fanno rinascere. Bensì, ridanno speranza in punto di morte.

E in questa realtà… la morte ha un nome.

Mietitore.

Quando il Mietitore attraversa lo spazio, persino le stelle sembrano spegnersi. I pianeti tacciono. Le ombre lo chiamano 'signore'.

L'unico capace di usare l'Oblio, il potere più forte di tutti.

E forse è stato proprio quel potere ad avergli fatto dimenticare persino il suo vero nome, ora dimenticato persino dalla realtà.

Anche l'anima viene inghiottita dall'Oblio.

Infatti, Morte vive grazie alle anime delle sue vittime — di solito ogni anima conferisce 2 o 3 giorni di vita al massimo —. In questo modo cresce anche in forza oltre ad allungare la propria esistenza — ma non la sua vita.

Perché la sua anima non vive più. È in pausa. Sepolta. Sostituita.

Perciò la sua vita rimane uguale nel tempo, non si consuma, però la sua esistenza si prolunga.

Un giorno, però, percepì un'anima incredibilmente potente.

Un'anima che non gli avrebbe concesso né giorni, né mesi… bensì centinaia di millenni di anni.

Quell'anima era in Zotriv.

Il Mietitore, preso dalla fame, decise di andare a prendersela. Si alzò dal suo trono, fatto con le ossa di antichi guerrieri, e prese la sua falce tenebrosa.

"Oggi si mangia bene, eh! Antipasto, primo, secondo…

…e stavolta mi prenderò pure il dolce!"

Il suo teschio esplose in una sinistra risata metallica.

E iniziò la sua marcia nello spazio, dritto verso Telum, il Regno dei Ceni.

Su Telum, il Sole cominciava appena a farsi vedere da dietro le montagne.

Le piume delle ali dei Ceni scintillavano di luce pura.

Zotriv si stiracchiò e — ignaro, come tutti gli altri, dell'arrivo del giudice della propria vita — iniziò la sua routine quotidiana.

Come ogni mattina, si recò al Lago della Corona, un vasto specchio d'acqua alimentato da una cascata.

Proprio al centro di quest'ultima si ergeva la statua del Sovrano in carica.

Questa viene rimossa e rimpiazzata con una nuova ogni volta che il Sovrano cambia.

L'acqua del lago era così limpida da cambiare il colore dell'aria, riflettendo la luce fino a renderla quasi accecante.

Qui si allenavano i giovani più promettenti, per diventare veri guerrieri e combattere per la loro terra. Per il loro popolo.

Il Sovrano non era solo capo politico: era anche il comandante supremo dell'esercito.

Chi assumeva quel ruolo, guidava le forze di Telum in battaglia.

E spesso si trovava proprio lì, al Lago della Corona, a insegnare di persona.

"Non dovete affidarvi solo alla vista! Come combattereste da ciechi?"

Le sue erano le ali più possenti, così pesanti che gli bastava volare per tenersi in forma.

"Avanti ragazzi, oggi alleniamo l'Aura Shield! La tecnica difensiva che già conoscete."

Lui chiedeva tanto, ma le cose giuste.

"Dovete averne controllo, altrimenti vi prosciugherà le energie. Però dovete comunque avere una barriera potente."

Forza. Spirito. Determinazione.

Erano queste le tre qualità richieste per entrare nell'élite.

Senza anche solo una di esse, si era destinati a rimanere ai margini. Al massimo dei normali soldati.

"2,5 artigli reali di lunghezza, non male Zotriv!"

(Un artiglio reale è la lunghezza media degli artigli dei piedi dei Sovrani che ci sono stati fin ora. Un artiglio reale misura circa 7 cm. Questo perché i Ceni hanno artigli solo sui piedi, non sulle mani)

Al Lago della Corona si consumavano anche i pranzi, per rafforzare i legami tra i giovani guerrieri.

Dopo pranzo, Zotriv si recò al Tempio delle Leggende insieme ad alcuni suoi compagni.

Era un luogo semplice, ma estremamente importante.

Composto da diverse colonne bianche, disposte in cerchio, ma tagliate a metà. I Ceni ci si sedevano sopra. Non c'era un tetto.

Un maestro, al centro del tempio, raccontava le imprese dei più grandi sovrani della storia, celebrando in particolare quello attuale, considerato il più forte guerriero mai esistito.

La base era quadrata, con degli scalini su ogni lato.

Cristalli azzurri spuntavano dal quarzo in punti casuali.

Crescevano da soli e venivano raccolti e usati per forgiare armi e armature di massima fattura. Erano anche fonti di energia in battaglia.

Il Sovrano e i guerrieri d'élite avevano un arsenale di oggetti fatti in cristallo. Spesso riuscivano a infonderli di potere, in modo da amplificare quello scelto.

Per esempio, infondendo una spada di cristallo con il potere del fuoco, si può aumentare il raggio e la temperatura dei getti infuocati lanciati con l'arma.

Nel pomeriggio, mentre Zotriv tornava a casa, osservando il tramonto, si accorse di un dettaglio strano.

Per la prima volta…

non aveva visto nessuno dei servitori delle tenebre, che di solito pattugliavano i vari regni.

Poi il cielo cambiò.

Si fece scuro.

Un'ombra nacque dal nulla.

Poi un'altra.

E un'altra ancora.

Spuntavano come funghi nel cielo, fino a coprirlo totalmente.

Un boato fece tremare il pianeta.

Zotriv udì un urlo: "Il Mietitore è arrivato!!"

Migliaia di truppe volavano verso quel punto che scuoteva il pianeta.

Il primo a rispondere fu il Re.

Non per onore… ma per dovere.

Si recò per primo davanti al Mietitore, lasciando gli altri, più lenti, indietro.

Zotriv, che aveva ancora il suo equipaggiamento, si aggregò alla massa di soldati.

Quando le truppe — tra cui anche Zotriv — cominciarono ad accorrere, videro la figura del Sovrano stagliarsi contro il cielo, in piedi, a pochi passi dal Mietitore.

Le sue ali erano spiegate.

La sua armatura, l'Imperatrice — così era chiamata — era ancora intatta.

Non sembrava un uomo. Sembrava un dio pronto a fare giustizia.

Un boato di voci esplose alle sue spalle:

"IL RE! IL RE!"

I giovani guerrieri — quelli che solo giorni prima avevano ricevuto i suoi insegnamenti al Lago della Corona — lo acclamavano con il cuore gonfio di speranza.

Ma nessuno si accorse subito che la Spada Sacra era per terra.

Non brillava più. Era piena di polvere… una polvere nera.

Nessuno notò che il Sovrano non si muoveva.

Il Mietitore, invece, iniziò a ridere.

Un suono secco, metallico, che graffiava l'anima.

Poi, d'un tratto, il corpo del Sovrano cadde.

Cedette.

Privo di vita.

Privo di anima.

Le urla cessarono.

Qualcuno lasciò cadere la spada, come se le forze lo avessero abbandonato in un attimo.

Altri fecero un passo indietro.

Quello che credevano il loro più grande guerriero…

era già morto... senza nemmeno combattere.

Poi, qualcuno iniziò a guardarsi intorno.

Le montagne… erano sparite. Rase al suolo.

I villaggi, le città… rimpiazzati da corpi vuoti.

Il silenzio divenne il nuovo padrone.

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